Guida – Come Comporre

Foto Guide | La tecnica fotografica

Parte 2 di 2 | Leggi la prima parte

Nella puntata precedente ho buttato giù una critica semi-seria alle regole di composizione, cercando di spiegare perché, a mio parere, è sbagliato insegnarle ai principianti.
Qui invece cercherò di darvi qualche nozione per riuscire a liberarvi definitivamente dai terzi, della sezione aurea e da tutta la compagnia cantante.

Libera composizione in libero stato: alcuni principi generali

Per emanciparsi definitivamente, e diventare degli esseri umani migliori, è necessario seguire pochi principi generali, un po’ più astratti delle suddette regoline e quindi sicuramente tosti da metabolizzare e mettere in pratica, ma capaci di rendervi cazzutissimi fotografi, indipendenti, sicuri di voi stessi e pronti a tutto.

Foto di Anton Novozhilov

Ecco come ti frega l’attenzione selettiva

La prima cosa che ti frega, quando componi, è la capacità umana di concentrare l’attenzione su un oggetto particolare all’interno della scena. Quando questo avviene tutto ciò che accade intorno al soggetto passa in cavalleria. Non lo vedi.

A tutti è capitato di guardare la foto appena scattata e di notare che proprio dietro al soggetto c’è un palo enorme che lì per lì non avevamo visto. Colpa dell’attenzione selettiva.

Oppure siamo di fronte ad un paesaggio stupendo, facciamo clic e ci ritroviamo una foto che non sa di nulla, perché l’elemento che ci aveva colpito (un colore, un oggetto, una sfumatura etc.) si perde nell’inquadratura e non siamo riusciti a valorizzarlo adeguatamente.

Queste cose accadono perché la macchina fotografica non è capace di concentrare l’attenzione su un singolo elemento della scena come invece facciamo noi.
Lei registra tutto indistintamente, ed il fotografo deve considerare questo aspetto, modificando la composizione in modo da escludere gli elementi di disturbo.

Un altro grosso problema è che gli obiettivi vedono solo in due dimensioni, perciò accade sistematicamente che una scena che nel mondo reale si sviluppa su piani diversi, venga spiattellata sul singolo piano della foto. Il risultato è che gli elementi che si trovano dietro al soggetto diventeranno più evidenti di quanto non fossero nella scena reale.

La fotografia è un lavoro di lima

Il primo passo per cominciare a comporre come dio comanda è ridurre la complessità del mondo che sta là oltre l’obiettivo. Il modo più semplice per farlo è tenere dentro all’inquadratura solo quello che serve, o che riusciamo a gestire con composizione, luce e profondità di campo.

In questo senso la fotografia è un lavoro di lima. Visto che la macchina non è capace di concentrare l’attenzione in modo selettivo, siamo noi che dobbiamo “prestargli la nostra”, componendo in modo pulito, così da isolare il soggetto dagli elementi di superflui.

Foto di Mario Giacomelli

Capire lo spazio

La regola dei terzi fornisce un paradigma di pensiero che ci invita ad immaginare lo spazio come una griglia di linee sulle quali disporre gli oggetti presenti nella scena.
Se seguo i terzi posso disporre gli elementi della foto solo su quattro linee, lo spazio smette di essere una cosa continua, all’interno della quale posso sistemarli su infinite posizioni, e diventa una roba discreta, dove solo alcune di queste posizioni sono valide e sfruttabili.
Di sicuro è una soluzione comoda e rassicurante, perché, venendo limitate fortemente le mie possibilità di scelta, la decisione diventa più facile. Ma è chiaramente una follia.

Cioè, siamo seri, esiste al mondo qualcuno disposto a barattare la propria libertà (compositiva) con un po’ di sicurezza?

Foto di Rachael Talibart

Cominciare a vedere lo spazio come un calderone di “pieni” e di “vuoti” è sicuramente un po’ più complicato, ma può darci un approccio liquido e flessibile alla composizione.

Capire lo spazio: spazio negativo e positivo

Un concetto che semplifica la questione è quello di spazio negativo.
Lo spazio negativo, all’interno del fotogramma, è tutto ciò che circonda il soggetto e, di conseguenza, il soggetto è lo spazio positivo.

Foto di Kohei Ueno 

Per chiarire il concetto analizziamo la foto di Kohei Ueno che sta qua sopra.
Il nuotatore (il soggetto) rappresenta lo spazio positivo, mentre il mare tutto intorno è spazio negativo.
Il soggetto cade proprio in mezzo al fotogramma (quindi niente terzi) e tutto il senso dell’immagine è dato da una composizione che gioca con lo spazio negativo. Questa scelta di esagerare con lo spazio negativo da un’idea di sospensione ed isolamento.
Ovviamente la foto funziona anche perché è pulita, non ce nient’altro che acqua, luce e soggetto. Semplicemente perfetta.

E’ ovvio che si possa comporre giocando con lo spazio negativo anche quando si sfruttano i terzi, ma in questo caso, decentrando il soggetto, otterremmo la stessa armonia e lo stesso equilibrio nella composizione? La risposta è no.

Ora non fate quelli che si dimenticano i terzi ed iniziano ad usare solo lo spazio negativo, perché altrimenti siamo punto e a capo. Ho introdotto il concetto solo per cominciare a familiarizzare con lo spazio.

Capire lo spazio : volumi e vuoti

Nell’ottica che vi sto proponendo, lo spazio negativo è una generalizzazione, è un’entità che contiene tutto ciò che non è soggetto. Ad esempio, se nella scena, oltre al soggetto, ci sono un mazzo di fiori e un tavolino, pure questi saranno compresi nello spazio negativo.

Facciamo un ulteriore passettino avanti.
Lo spazio comprende tutto ciò che è presente nella scena: soggetto, altri oggetti e piani. Tutto è spazio, dal punto di vista di un tizio che infila l’occhio nel mirino.

Posso decidere di suddividerlo in spazio positivo (soggetto) e spazio negativo (tutto il resto), ma lo descrivo ancora meglio se ragiono in termini di volumi (tutti gli oggetti nella scena) e vuoti (le zone dove non ci sono oggetti).

Ecco, quando si compone si parte proprio dalla gestione dei vuoti e dei volumi, tutte le altre teorie e regolette rappresentano solo soluzioni particolari a problemi particolari.

Comporre significa prima di tutto posizionare vuoti e volumi all’interno del fotogramma, in modo da creare armonie o dissonanze. Tutto qua.

Detto in modo più facile, comporre significa spostare la roba che sta dentro al fotogramma in modo da creare ordine o disordine, condizioni che a loro volta suggeriranno una determinata sensazione a chi guarda la foto.

Se le sensazioni dell’osservatore sono proprio quelle che volevate suggerirgli, se lui guarda proprio dove volevate che guardasse quando avete scattato, bene, siete strati bravi e la vostra foto funziona. Non c’è molto altro da aggiungere.

E non c’è neppure un modo facile per capire come farlo. Servono gusto e capacità comunicativa, ma su questo torneremo più avanti.

Foto Alessandro Zunino

Siate educati, rispettate le linee

Le linee nella scena , al pari dei volumi e dei vuoti sono degli elementi fondamentali da considerare quando si compone. Se assecondate le linee forti e le sfruttate per sottolineare un elemento della scena, è molto probabile che lo sguardo dell’osservatore vada proprio lì dove volete voi.

Foto di David Hixon
Foto di Misshattan

Visione d’insieme

Linee, volumi e vuoti sono gli ingredienti fondamentali per comporre. Il risultato finale dipende dal modo in cui li facciamo dialogare insieme.

La nostra percezione tende di norma ad aggregare gli elementi della scena, ma per qualche beffardo scherzo dell’universo, quando scattiamo una foto molto spesso ci concentriamo solo su pochi dettagli, perdendo di vista l’insieme.

Ogni foto dovrebbe partire da un’analisi della scena, che il fotografo deve prima scomporre nei suoi elementi costitutivi, individuando quelli utili ai suoi scopi e quelli che potrebbero infastidirlo, e poi ricomporre mettendo tutto ciò che serve al posto giusto, ed escludendo il resto.

Comporre con Gusto

Se linee, volumi e vuoti sono la base della composizione, il gusto estetico è l’ingrediente segreto, come quel pizzico d’amore di mamma che rende speciali le lasagne.

Il gusto estetico è il risultato della nostra personale cultura dell’immagine.
Questo non significa che se non conoscete i grandi autori non riuscirete mai a comporre bene, ma appassionarsi e comprendere un certo tipo di fotografia è innegabilmente un plus, che vi metterà in tasca soluzioni compositive (e non solo) interessanti.

Detto ciò, oggi è relativamente facile entrare in contatto con belle immagini, ne vediamo a tonnellate ogni giorno. Quindi, se proprio non avete voglia di studiare gli autori, ogni volta che vedete una foto domandatevi se secondo voi funziona e perché.

Questo è un esercizio relativamente poco impegnativo che potete fare praticamente ovunque.

Non fermatevi al primo colpo d’occhio, provate soluzioni alternative

Quando siete sul campo, nonostante quello che dicono (o dicevano) gli ormai incanutiti sostenitori della pellicola, che tante battaglie hanno combattuto (e combattono) con i digitalisti, scattate più che potete.

Non è una provocazione, dico sul serio. Se una situazione vi piace, scattate. Scaricate tutta la scheda di memoria, non costa nulla. Ma fatelo pensando.
Provate composizioni diverse, zoommate, includete quella cosa ed escludete quell’altra, girate intorno al soggetto, alzate e abbassate il punto di ripresa, fate un passo a destra e guardate come cambia la prospettiva. Scattate per dio!
Consumate quell’otturatore! Che tanto in vita vostra farete solo alcune decine di migliaia di scatti, così pochi che la macchina neppure si accorgerà di essere uscita dalla fabbrica.

Poi portate tutto a casa, sedetevi di fronte al pc e guardate cosa avete combinato, studiate le vostre foto con senso critico, cercate di capire come cambia l’immagine a seconda delle soluzioni che avete adottato.

Il crop come esercizio di composizione

Un altro facilissimo esercizio da fare sempre al pc è di provare a ricomporre le proprie foto ritagliandole. Ritagliatele mantenendo le proporzioni originali, per prendere confidenza col formato della vostra fotocamera e provare composizioni alternative. Poi confrontate l’originale con il ritaglio e ragionate su quello che vedete.

La domanda fondamentale

Visto che la fotografia è anche, se non soprattutto, comunicazione, di fronte ad ogni immagine che scattiamo dobbiamo porci una domanda fondamentale: Chi guarda la foto vedrà quello che ho visto io nella scena?

Uscite dalla vostra prospettiva quando riguardate le foto e domandatevi se sono efficaci, cercate di capire se trasmettono quello che avevate in testa quando avete scattato.

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Fotografo

Dal 2009 si divide tra fotografia di matrimonio e documentaria. Come documentarista ha pubblicato su National Geographic Italia, L'Espresso e riviste minori. Come matrimonialista ha avuto l’opportunità di lavorare in Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera e Bermuda. http://www.francescorossifotografo.it/