La FotoCosa del Giorno | 10 cose che non sapete su Henri Cartier-Bresson

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Esattamente 16 anni fa, il 3 agosto 2004, moriva Henri Cartier-Bresson, universalmente riconosciuto come uno dei fotografi più influenti di sempre. Su di lui sono state spese milioni di parole, scritti libri, fatti documentari, e chi più ne ha più ne metta.

Quindi oggi, invece di darci la zappa sui piedi e scrivere un articolo “fotocopia” di mille altri, vi sfidiamo su alcune curiosità e aspetti poco noti sul famoso fotografo: voi quanti ne conoscevate?

Era un …pittore

Ebbene sì, il vero amore di Cartier-Bresson era in realtà il disegno: fu introdotto nel mondo della pittura e del disegno da suo zio Louis, che in seguito morì nella prima guerra mondiale. All’età di 19 anni, entrò in una scuola d’arte privata della Lhote Academy.

Henri Cartier-Bresson “A.S. Blouse Orange, 1984”

Sebbene abbia fotografato per quasi tutta la sua vita da adulto, nel 1975, all’età di 67 anni, smise completamente di fare foto, tornando però al mondo della pittura: “Tutto ciò che mi interessa in questi giorni è la pittura: la fotografia non è mai stata più che un modo di dipingere”.

La foto decisiva

Bresson ha affermato che l’ispirazione che lo ha convinto ad avvicinarsi alla fotografia è venuta da questa immagine del fotoreporter ungherese Martin Munkacsi, che lui vide pubblicata sulla rivista “Photographies“.

“Tre ragazzi sul lago Tanganica”, di Martin Munkacsi. 1929/1930.

Su questa immagine ha detto: “Ho visto una fotografia di tre bambini neri correre nel mare, e devo dire che è proprio quella fotografia che è stata per me la scintilla che ha dato fuoco ai fuochi d’artificio. È solo quella fotografia che mi ha influenzato. C’è in quell’immagine tanta intensità, spontaneità, tanta gioia di vivere, un tale prodigio, che ne sono ancora abbagliato anche oggi.

E ancora, in un’altra intervista: “Quando ho visto la fotografia dei ragazzi neri che correvano verso l’onda, non riuscivo a credere che una cosa del genere potesse essere catturata da una macchina fotografica.

La sua prima fotocamera

E fu proprio dopo aver visto la foto qua sopra che Bresson comprò la macchina fotografica che lo avrebbe aiutato a immortalare ciò che vedevano i suoi occhi: una Leica con obiettivo da 50mm, una macchina compatta che gli consentiva di aggirarsi per le strade senza dare nell’occhio.

La prima macchina fotografica di Henri Cartier-Bresson

Da allora iniziò a vagare per le strade, catturando scorci di vita, scene quotidiane che, viste attraverso i suoi occhi, sono diventate opere d’arte.

Prigioniero di guerra

Durante la seconda guerra mondiale, mentre prestava servizio nell’esercito francese, fu catturato dai soldati tedeschi e considerato un prigioniero di guerra. Dopo due tentativi falliti di fuga, la terza volta si rivelò più fortunata. Si nascose in una fattoria e ottenne documenti falsi per tornare in Francia dove aiutò segretamente altri prigionieri, oltre a fotografare l’occupazione e la liberazione del paese alla fine della guerra.

Bresson “videomaker”

Nel 2010 il ricercatore spagnolo Juan Salas, dell’Università di New York, sostenne di aver ritrovato, negli archivi della brigata Abramo Lincoln, un documentario sulla guerra di Spagna girato da Cartier Bresson in persona.

Nella bobina, della durata di 18 minuti, sono presenti immagini girate nella valle dell’Ebro che mostrano scene di vita quotidiana dei combattenti nelle pause tra una battaglia e l’altra.

Magnum

Beh, questa è davvero facile. Nel 1947, insieme ai fotografi Robert Capa, George Rodger, David Seymour e William Vandivert, fondò la famosa Magnum Photos Agency, della quale abbiamo parlato in numerose occasioni e che da sempre accoglie al suo interno alcuni tra i più grandi nomi del fotogiornalismo mondiale.

Magnum è una comunità di pensiero, una qualità umana condivisa, una curiosità per ciò che sta accadendo nel mondo, un rispetto per ciò che sta accadendo e un desiderio di trascriverlo visivamente.” Henri Cartier-Bresson.

No al manierismo

Lo stesso Robert Capa di cui sopra, non voleva che Bresson fosse etichettato come fotografo artistico: “Non tenere l’etichetta di un fotografo surrealista, sii fotoreporter, altrimenti cadrai nel manierismo. Mantieni il surrealismo nel tuo cuoricino, mio caro. Non agitarti. Continua a muoverti!” gli disse.

Questo incoraggiamento lo avvicinò probabilmente al concetto del momento decisivo, una delle idee più influenti nel mondo della fotografia di oggi e per il quale Bresson è ricordato.

Le sue stampe

Dalla morte di Henri Cartier-Bresson, nessuna delle sue stampe è stata più prodotta per la vendita. Tuttavia, le stampe firmate prodotte prima della sua morte circolano regolarmente tra una varietà di gallerie e case d’aste.

Alcune sue stampe sono attualmente disponibili sul mercato, ma solo quelle stampate da Henri Cartier-Bresson negli anni ’30 e firmate dallo stesso fotografo sono destinate alle collezioni.

A scanso di equivoci, in una lettera scritta il 30 ottobre 2000, Henri Cartier-Bresson scrisse: “Io, Henri Cartier-Bresson, residente a Parigi in 198 rue de Rivoli, 75001, dichiaro quanto segue – ho sempre firmato e dedicato le mie stampe fotografiche a coloro a cui sono dedicate – tutte le altre stampe contrassegnate con “Magnum Photos” il timbro o il mio nome, “Henri Cartier-Bresson”, sono esclusivamente di mia proprietà personale. Tutte le persone in possesso dei successivi non possono essere considerate i veri proprietari di queste stampe.

No al flash

Bresson non ha mai usato il flash nelle sue fotografie: una pratica che vedeva come “scortese … come andare a un concerto con una pistola in mano“.

Nel suo libro “L’occhio della mente” afferma: “[…] e nessuna fotografia scattata con l’aiuto della luce del flash, anche solo per rispetto della luce reale, anche quando non ce n’è. A meno che un fotografo non osservi condizioni come queste, può diventare un personaggio intollerabilmente aggressivo.

La tomba di Henri Cartier-Bresson

No photo please

Chiudiamo con una piccola curiosità, tra l’altro piuttosto comune a molti altri grandi fotografi: “anche se amavo la fotografia, non mi piaceva essere fotografato”.

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Fotografo e videomaker

Fotografo e videomaker, dal 2012 è contributor per Getty Images per le foto di viaggio. Oltre a realizzare servizi foto e video, ha organizzato corsi di fotografia anche in collaborazione con università italiane.