La FotoCosa del Giorno | Afronauti Oltre gli Epicicli del Settimo Cielo

FotoCose | la FotoCosa del giorno

L’ultima Passeggiata Lunare | 13 Dicembre 1972

Il 13 Dicembre del 1972, 47 anni fa, l’equipaggio dell’Apollo 17 compiva quella che sarebbe stata l’ultima passeggiata lunare del genere umano. Nella cornice della guerra fredda lo spazio esterno era un affare russo-americano e con le missioni Apollo gli Stati Uniti dimostravano la loro superiorità tecnologica nei confronti dell’Unione Sovietica, che pure era partita in vantaggio nella corsa allo spazio.

Il Terzo Incomodo nella Corsa allo Spazio: Edward Makuka Nkoloso

Quello che al tempo il mondo ignorava era l’ambizioso progetto di Edward Makuka Nkoloso che aveva tutte le intenzioni di rompere le uova nel paniere alle due superpotenze.

Nkoloso nasce nel 1919 nella Rohdesia del Nord (oggi Zambia), è un veterano della seconda guerra mondiale che al termine del conflitto lavora come interprete per il governo del suo paese e fonda una scuola che verrà poi chiusa dalle autorià inglesi. Successivamente entra a far parte del movimento di resistenza e viene arrestato e imprigionato dal 1956 al 1957.
Dopo il suo rilascio diventa ufficiale di sicurezza per lo United National Indipendent Party, che governerà lo Zambia dal 1964 al 1991.

Il progetto di Nkoloso attira per la prima volta l’attenzione del mondo quando compare sul Time, in coda ad un articolo sul primo presidente dello Zambia.
Nel pezzo Nkoloso parla in veste di direttore dell’Accademia Nazionale delle Scienze, della ricerca Spaziale e della Filosofia, da lui fondata nel 1960:

[…] Gli eventi in corso hanno rallentato il nostro programma il cui scopo è battere Stati Uniti e Unione Sovietica nella corsa allo spazio.

Zambian Space Program

Tempo dopo Nkoloso illustrerà lo Zambian Space Program ai giornalisti occidentali ospitati nella sede dell’Accademia Nazionale delle Scienze, della Ricerca Spaziale e della Filosofia:

Sono stato ispirato dal mio primo volo, quando il pilota si rifiutò di fermare l’aereo per farmi uscire e camminare sulle nuvole. In quel momento ho deciso che il mio paese avrebbe dovuto prendere parte alla corsa allo spazio.

I dettagli del programma spaziale zambiano rivelano un piano ambizioso con l’obiettivo di raggiungere prima la Luna e poi Marte:

La nostra navicella spaziale si librerà negli abissi dello spazio profondo, oltre gli epicicli del settimo cielo. E i nostri posteri, gli scienziati neri, continueranno ad esplorare l’infinito celeste fino a quando non controlleremo l’intero spazio esterno.

L’idea è di inviare su Marte un razzo di alluminio con un equipaggio composto da una ragazza di sedici anni, due gatti ed un missionario. Nkoloso ha però ammonito quest’ultimo che se gli abitanti di Marte non dovessero dimostrarsi interessati al cristianesimo lui non dovrà in alcun modo forzare la loro conversione.

Quando gli chiedono a cosa servano i gatti, risponde che saranno sicuramente utili per tenere compagnia all’equipaggio durante il lungo viaggio, ma che la loro vera missione è di scendere per primi sul suolo marziano per verificare che l’atmosfera del pianeta rosso non sia letale per i suoi afronauti (così li definisce lui stesso).

I giornali Occidentali riportano anche la notizia delle ingenti somme di denaro che Nkoloso avrebbe richiesto a Russia, Israele, Stati Uniti, Repubblica Araba Unita e UNESCO per finanziare il programma spaziale zambiano. Si parla di cifre che oscillano dai venti milioni ai due miliardi di dollari.

Alcune persone pensano che io sia pazzo, ma riderò il giorno in cui pianterò la bandiera dello Zambia sulla luna.

Così si rivolge Nkoloso ad un giornalista dell’Associated Press.
Intanto l’addestramento dei suoi afronauti prosegue: li fa rotolare da una collina dentro ad un bidone e li fa penzolare dagli alberi per sperimentare l’assenza di gravità e le sollecitazioni del volo.

Insegnamo loro a camminare sulle mani, perchè è l’unico modo in cui gli uomini possono camminare sulla Luna.

Una Parodia del Colonialismo Britannico

Come riportato da Namwali Serpell in un lungo articolo sul New Yorker, tra i giornalisti occidentali c’era chi si domandava quanto fosse serio il programma spaziale zambese, se fosse tutto un gioco o una strana trovata pubblicitaria. Ma ci fu anche chi, come l’attivista conservatore A.K. Chesterton, lo prese molto sul serio, citandolo come fulgido esempio di quanto fosse folle pensare che gli africani potessero amministrare da soli uno stato moderno.

Dal canto suo Nkoloso restò fedele al suo personaggio fino alla fine.
La morale di tutta la faccenda è probabilmente quella che Namwali Serpell illustra nel già citato articolo del New Yorker: quello che dovremo domandarci non è tanto se la storia del programma spaziale sia satira o meno, ma perché solo in pochi hanno immaginato che potesse esserlo. Di più, sorge anche il legittimo sospetto che la costruzione di Nkoloso sia una sghignazzante parodia del colonialismo britannico in Africa.

The Afronauts della Fotografa Cristina De Middel

La storia di Edward Makuka Nkoloso e dell’agenzia spaziale dello Zambia è stata raccontata attraverso le ricostruzioni surreali ed i materiali d’archivio che la fotografa e artista spagnola Cristina De Middel ha raccolto nel 2012 nella serie The Afronauts.

The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel
The Afronauts di Cristina De Middel

Non perderti neanche una FotoCosa, iscriviti al Gruppo CLAN Fotografia su Facebook oppure Segui il Canale Telegram CLAN Foto

Blog Fotografico
Laboratori fotografici a Grosseto
Corsi di Fotografia a Grosseto
Corsi di Fotografia a Grosseto
Segui Francesco Rossi:

Fotografo

Dal 2009 si divide tra fotografia di matrimonio e documentaria. Come documentarista ha pubblicato su National Geographic Italia, L'Espresso e riviste minori. Come matrimonialista ha avuto l’opportunità di lavorare in Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera e Bermuda. http://www.francescorossifotografo.it/