La FotoCosa del Giorno | Covid-19, Fotografia e Propaganda Buongiornista

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Medici e infermieri! Prima vi hanno acclamato come eroi, poi vi hanno dato dei pannolini da usare come mascherine.
E’ così che va il mondo, fatevene una ragione.
I veri protagonisti di queste settimane (nel bene e nel male) non siete voi, ma i sindaci e i presidenti di regione del nostro Stivale. E’ il loro momento, sono i loro giorni di gloria e hanno tutta l’intenzione di sfruttarli al massimo delle loro capacità.

Attilio Fontana, presidente della regione Lombardia. La sua è la prima regione a istituire l’obbligo dell’uso di mascherine nei luoghi pubblici. La sua ordinanza specifica però che se il popolo non ha le mascherine può usare i foulard.
Vincenzo De Luca, presidente delle regione Campania. I suoi lunghi monologhi sono sottotitolati in inglese e hanno ormai una distribuzione planetaria.
Luca Zaia, presidente della regione Veneto, nelle primissime fasi dell’epidemia afferma che i cinesi mangiano topi vivi, causando un incidente diplomatico tra Italia e Cina.
Nicola Zingaretti, nel doppio ruolo di presidente della regione Lazio e segretario di partito. Agli albori della pandemia fa aperitivi nel centro di Milano, in aperta opposizione all’ipotesi della chiusura totale che veniva solo ventilata in quella fase. Alcuni giorni dopo comunica di aver contratto il virus.

Dopo un primo iniziale momento di disorientamento generale, gli amministratori locali hanno preso in mano la situazione e, con alterne fortune, si sono cimentati in iniziative che, tra le altre cose, avevano il fine (nient’affatto sciocco) di dimostrare che le istituzioni erano vicine alla popolazione e stavano gestendo la situazione al meglio delle loro possibilità.
Perché la percezione della realtà – il nostro tempo ce lo ha insegnato a bastonate – è più importante della realtà stessa.

Quando si tenta di influenzare la percezione della realtà si va a finire dritti dritti nel campo della propaganda.
Fermi con i sassi! Invito la folla inferocita ad asciugarsi la bava dalla bocca e a posare bastoni e armi improprie di varia natura.
Propaganda non è una parolaccia, ma una pratica diffusa e consolidata alla quale, di per sé, non si deve assegnare un giudizio di valore. E’ una tecnica che viene applicata fin dalla notte dei tempi da chiunque abbia bisogno di orientare e gestire il comportamento della gente.

Propaganda e fotografia vanno a braccetto da sempre, ne abbiamo parlato qui, qui e qui (anche se senza mai nominarla apertamente e mettendola sotto una luce spesso positiva).

Bene, quello che, in molti casi, hanno fatto i nostri amministratori è stata pura e semplice propaganda: hanno fatto cose che si prestavano ad essere comunicate, in modo da instillare l’idea che fosse tutto sotto controllo e rassicurare la cittadinanza.

Sacrosanto direi, ma l’invito a chi vuole parlare a tutti noi è sempre quello di crederci migliori, così magari migliori un giorno lo diventeremo davvero. Ovvero parlateci come se fossimo bambini grandi, così prima o poi cresceremo.

La propaganda è una roba che va fatta con criterio, ci sono professionisti che hanno studiato lustri e lustri per imparare a persuadere la gente. Quella che invece hanno fatto molti amministratori italiani è una propagandina spesso goffa e quasi sempre buongiornista.

Prima di tutto è una propagandina ruffiana, nel senso che asseconda e non mira a condizionare.
Cosa asseconda? Ovviamente le preoccupazioni e i desideri del popolo. O meglio, asseconda le preoccupazioni e i desideri di chi passa la giornata a ciondolare sull’internet, commentando e mettendo like o faccine furiose su tutto ciò che viene postato.

Vi faccio una domanda: quanti di voi commentano i post di giornali e amministratori locali? Bene, quella è la porzione di popolazione i cui desideri e preoccupazioni vengono assecondati.
Se sia o meno un campione rappresentativo del sentire italiano non posso dirlo certo io.

Beninteso, questa non è una condanna. Per quello che conta, personalmente trovo che il fine di raffreddare gli animi, instillando sicurezza nella cittadinanza, sia sacrosanto in una situazione d’emergenza che ha le tinte d’una cupa distopia come quella che stiamo vivendo.

Il problema è come lo si fa. Questo ce lo spiega magistralmente Fotocrazia in un articolo di ieri, che vi invito fortissimamente a leggere.

Michele Smargiassi, autore della rubrica, ci parla della fantastica foto aerea dei due vigili riminesi che si avvicinano bardati di tutto punto al tipo sdraiato sulla spiaggia deserta.

Attacca dicendo che qualcuno si è spinto a dire che questa foto potrebbe vincere il World Press Photo 2021 e che lui personalmente non avrebbe nulla in contrario (e, per quanto può valere, nemmeno io). Segue poi un’approfondita analisi dell’immagine che ne esalta l’armonia compositiva e cromatica.
Infine parla della sua ambivalenza.

Progettata come una dimostrazione di efficienza nel far rispettare la legge suscita plauso convinto ma anche una certa resistenza ironica.

Michele Smargiassi su Fotocrazia

Ed è proprio la resistenza ironica di cui parla Smargiassi il punto cruciale di tutta la discussione. E’ lì che il progetto comunicativo originario crolla come un castello di carte nel fragore di una risata, seppellendo quad, vigili urbani, jeep, drone e pure il sindaco di Rimini.

[La comicità nasce quando] là dove c’era qualcosa, non cè più niente […]
Là dove c’era una qualsiasi finalità oppure un valore, non c’è più niente.
Il godimento è l’emorragia del valore, la disgregazione del codice, del logos repressivo.

Nel comico, è l’imperativo morale dei codici istituzionali che è eliminato.

Jean Baudrillard, L’échange symbolique et la mort (1976)

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Fotografo

Dal 2009 si divide tra fotografia di matrimonio e documentaria. Come documentarista ha pubblicato su National Geographic Italia, L'Espresso e riviste minori. Come matrimonialista ha avuto l’opportunità di lavorare in Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera e Bermuda. http://www.francescorossifotografo.it/