La FotoCosa del Giorno | Michael Christopher Brown, il fotogiornalista con l’Iphone

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Il 29 giugno del 2007 viene lanciato l’Iphone in tutti gli Apple Store del mondo. E’ l’inizio della rivoluzione che ha messo nelle tasche di tutti noi uno smartphone.

L’Iphone è lo strumento d’elezione del fotogiornalista Michael Christopher Brown, quando, nel 2013, si guadagna la candidatura per la prestigiosa agenzia Magnum.

La sua nomina è un terremoto nel mondo della fotografia.
All’interno della stessa Magnum alcuni membri la osteggiano, ma Michael viene comunque ammesso l’anno successivo.

Naturalmente i nasi storti e le polemiche di allora non si dovevano alle capacità del fotografo, che aveva un curriculum di tutto rispetto, ma alla sua scelta di usare l’Iphone come strumento di lavoro.
In particolare quello che gli veniva contestato era l’uso dell’app Hipstamatic che dava alle immagini un vago sapore analogico, virando i toni e lavorando sui contrasti. Sono sicuro che gli utenti Instagram della prima ora conservino ancora il limpido ricordo dei suoi filtri.

Quello che gli veniva contestato dai colleghi era il fatto che l’app modificava automaticamente l’immagine originale. Trovo che polemiche di questo genere siano abbastanza oziose e condivido a pieno l’opinione di Brown:

Quando fai una foto potente, e non sto parlando di una foto carina, non importa che mezzo usi […]  Qualcuno dirà che i cieli sono un po troppo blu, e la carne un po’ troppo rossa, ma quel che conta per me è il contenuto.
Che cosa è legittmo? Usare una Leica per scattare su una pellicola in bianco e nero, per poi sviluppare e correggere luci e ombre in stampa? O scattare in RAW con una canon 5D, ottenendo un’immagine piatta e grigiastra da correggere in seguito, magari con vignettature e colori selettivi? […] Quindi perché dovrebbe essere contrario al’etica usare Hipstamatic, un software che crea imagini a colori e perfettamente a fuoco? Cos’è più realistico?

Michael Christopher Brown

Brown aveva iniziato ad usare l’Iphone per scattare i suoi reportage fotografici tra il 2010 ed il 2011, viggiando sulla linea 2 della metropolitana di Pechino. Lì si era accorto che il telefono gli permetteva di ritrarre i suoi soggetti in modo molto spontaneo, perché, a differenza della reflex, lo rendeva praticamente invisibile.

Successivamente, durante la guerra in Libia, la sua macchina fotografica si rompe, così decide di continuare a lavorare usando solamente l’Iphone. Quello sarà uno dei primi reportage pubblicato sulle principali testate internazionali ad essere realizzato interamente con uno smartphone.

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Fotografo

Dal 2009 si divide tra fotografia di matrimonio e documentaria. Come documentarista ha pubblicato su National Geographic Italia, L'Espresso e riviste minori. Come matrimonialista ha avuto l’opportunità di lavorare in Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera e Bermuda. http://www.francescorossifotografo.it/