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Le Olimpiadi Invernali Subtropicali | 7 Febbraio 2014

Città del Guatemala, Luglio 2007. Le prime magniloquenti battute del Concerto n.1 per piano di Petr Ilic Tchaikovsky risuonano nella sala in cui è riunito il Comitato Olimpico Internazionale.

Il Presidente russo Vladimir Putin si fa avanti. Il corpo è rigido, ingessato, mentre si muove nello spazio con la sua tipica postura che sta a metà tra il tipo che forse si spezza ma di sicuro non si piega, e l’amico impacciato col vestito nuovo che vorrebbe tanto mettersi le mani in tasca ma non può.

E’ l’ultimo round per l’assegnazione delle Olimpiadi Invernali del 2014 e la Russia se la vede con Corea ed Austria.

Il presidente prende la parola, la frase in inglese è stata provata e riprovata attentamente:

Sochi è un posto unico, In riva al mare puoi goderti una bella giornata primaverile, ma in montagna è inverno.
Sono andato a sciare lì sei o sette settimane fa e lo so, la neve vera è garantita.

Conclude poi il discorso biascicando alcune parole in francese e se ne torna al suo posto visibilmente soddisfatto.

E’ fatta. La Russia ottiene i suoi primi giochi olimpici dalla caduta del regime sovietico.
C’è solo un problema, anzi due:

  1. Sochi è una località dal clima subtropicale dove la temperatura minima annuale è 5,8°C.
  2. il parco olimpico sorge in una delle aree più calde del continente, a 4 chilometri dall’autoproclamata Repubblica di Abkhazia (qui abbiamo parlato del lavoro di Jonas Bendiksen sull’Abkhazia e sugli altri satelliti dell’ex URRS), resasi indipendente dalla Georgia nel 2008, dopo un conflitto durato appena 18 giorni a cui prese parte anche la Russia.
    Il confine caucasico, sul quale sorge Sochi, è sottoposto a spinte autonomiste di matrice islamista e alle rivendicazioni territoriali di Tiblisi, col ferreo abbraccio di Mosca ad incorniciare un instabile scenario geopolitico che fa sorgere fin da subito pesanti perplessità sulla sicurezza dell’evento e sul rispetto dei diritti umani.

Nonostante questo il 7 Febbraio del 2014 alle 19.14 locali, a Sochi inizia la cerimonia di apertura del XXII Giochi Olimpici Invernali.

E’ un tripudio di fuochi dartificio e celebrazioni di grandi russi: Gagarin, Dostoevskij, Tolstoj. C’è persino l’Orso Misha, che fu mascotte delle Olimpiadi di Mosca 1980.

Un omaggio al folclore contadino prepara la scena agli astronauti che portano la badiera, mentre il coro intona l’inno nazionale.

Alle 19.30 un video racconta il viaggio della torcia olimpica, dopodiché parte la sfilata degli atleti. Come tradizione impone, si comincia dall Grecia e poi si prosegue rigorosamente secondo l’ordine dell’alfabeto cirillico.

La rappresentativa tedesca sfila con divise arcobaleno, in aperta opposizione alle leggi contro la cosiddetta propaganda gay emanate pochi mesi prima da Putin, seguono poi i tre atleti delle Bermuda e le nutrite pattuglie di Cina e USA.

Alle 20.22 è la volta della squadra russa, che fa il suo ingresso al Fisht Stadium sulle note di Not Gonna Get Us delle t.A.T.u, duo pop che gli adolescenti degli anni novanta ricorderanno per il famoso bacio saffico del video di All The Things She Said.

Otto minuti più tardi un aereo decollato da Karkiv, in Ucraina, subisce un tentativo di dirottamento. L’autore minaccia di farlo esplodere se i piloti non punteranno verso Sochi. Il velivolo verrà raggiunto da due caccia turchi che lo costringono ad atterrare a Istanbul.

Il pericolo è scampato e alle 21.54 viene acceso il bracere olimpico.
I XXII Giochi Invernali possono cominciare.

The Sochi Project, An Atlas of War and Tourism in the Caucasus

Il fotografo Rob Hornstra e lo scrittore e regista Arnold van Bruggen hanno seguito per 5 anni i preparativi delle olimpiadi di Sochi con il progetto multimediale The Sochi Project che ha dato vita ad un documentario e ad un voluminoso e bellissimo libro fotografico.

Sochi è la Florida della Russia, ma più economica.
È famosa per la sua vegetazione subtropicale, gli alberghi e gli stabilimenti termali.
Persone provenienti da tutta l’Unione Sovietica associano la città costiera alle vacanze al mare e ai primi amori.
Odori di crema solare, sudore, alcool e carne arrostita pervadono l’aria. Qui in inverno non succede mai nulla, ma qualcosa sta per cambiare. I Giochi Olimpici Invernali stanno arrivando in città.

The Sochi Project

I due autori hanno raccontato la storia e la geopolitica della regione mantenendo però uno sguardo privilegiato sulle questioni che riguardano i diritti umani, che, al di fuori del recinto olimpico, sembravano valere molto poco e continuavano a perdere importanza via via che ci si avvicinava alla data dell’evento. Il motivo era da ricercarsi nell’immane apparato di sicurezza (costato circa 2,5 miliardi di Euro) messo in piedi per evitare incidenti.

Nella rincorsa ai Giochi Olimpici le forze di sicurezza hanno avuto mano libera nel Caucaso del Nord. Un attacco a Sochi deve essere evitato ad ogni costo. Le organizzazioni per i diritti umani e gli avvocati stanno lavorando giorno e notte. I giovani, in particolare, vengono rapiti, scompaiono o sono incarcerati sulla base di accuse inventate.

The Sochi Project

The Sochi Project è stato un viaggio nel cuore delle aree rurali impoverite della Russia: dalla città turistica di Sochi alle campagne, fino all’Abkhazia e oltre le montagne nel nord del Caucaso, una regione scossa da anni di combattimenti tra separatisti e forze di sicurezza russe.
Hornstra e van Bruggen sono stati fermati più volte dalla polizia e dal Luglio 2013 si sono visti negare la possibilità di rientrare nel Paese, ma il loro lavoro era praticamente concluso.

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Fotografo

Dal 2009 si divide tra fotografia di matrimonio e documentaria. Come documentarista ha pubblicato su National Geographic Italia, L'Espresso e riviste minori. Come matrimonialista ha avuto l’opportunità di lavorare in Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera e Bermuda. http://www.francescorossifotografo.it/