La FotoCosa del Giorno | Don McCullin il Fotografo Teppista

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Bloody Sunday | 30 Gennaio 1972

Il 30 Gennaio del 1972, i soldati inglesi aprono il fuoco contro la folla uccidendo quattordici persone e ferendone altre dodici. Cinque delle vittime furono colpite alle spalle e, anni dopo, uno dei paracadutisti inglesi coinvolti nella strage ammise di aver sparato ad un manifestante che stava sventolando un fazzoletto bianco.

Siamo a Londonderry, la principale città dell’Ulster Occidentale, in Irlanda del Nord e i fatti appena descritti rappresentano il culmine di 51 anni di tensioni tra la minoranza cattolica e la maggioranza protestante (ne abbiamo già parlato qui: Undici Voci da Belfast) e vengono ricordati come la Bloody Sunday di Derry, che inaugura il periodo di lotta armata e violenza che attraverserà tutti gli anni ’70 e ’80, per placarsi poi definitivamente solo con il Good Friday Agreement del 1998.

War on the Home Front di Don McCulling

Don McCulling, fotogiornalista inglese, era a Londonderry già dal Dicembre 1971 per conto del Sunday Times e stava lavorando a quello che verrà edito come “War on the Home Front“.

Don McCullin, il Fotografo Teppista

Classe 1935, Don cresce a Londra nel quartiere malfamato di Finsbury Park dove vive un’adolescenza turbolenta:

Volevo essere un criminale, distruggere tutto, mi divertivo a fare il teppista, a mettere i mattoni sulle rotaie dei treni… Ma appena ho scoperto la fotografia la mia vita è cambiata

A 15 anni lascia la scuola e si arruola nell’aviazione inglese dove lavora come assistente fotografo (dopo Josef Kudelka e William Eugine Smith è il terzo ospite delle FotoCose del Giorno ad aver avuto qualcosa a che fare con l’aviazione).
A partire dagli anni ’60 inizia la sua carriera di fotogiornalista che lo porterà a coprire numerosi conflitti in tutto il mondo.

Fotografo di guerra navigato, così McCullin racconta il retroscena di una delle sue foto più famose che ritrae due militari che sostengono un compagno ferito:

Cominciai ad urlare a quei ragazzi di portare il compagno ferito dall’altra parte della strada. Mi diedero retta ed iniziarono a correre, ma finirono a terra tutti e tre. Allora mi sono lanciato in mezzo alla strada,  mi sono caricato il ferito in spalla e l’ho portato dal comandante che mi ha chiesto se fossi impazzito […]

Erano giorni che ero insieme a loro, ne avevo visti molti con la faccia spappolata, senza più le mani, avevo registrato tutto, ma arriva un momento in cui si deve dare qualcosa in cambio per ottenere rispetto. Da quel giorno sono rimasto là due settimane e loro mi hanno trattato come un fratello.

Ho dormito per settimane sotto le bombe, per terra, in mezzo ai morti. Alla fine ho perso la ragione, non riuscivo più a dire una parola, non vedevo altro che morti, sangue esplosioni. Avrei voluto piangere, sapevo che mi avrebbe fatto bene, ma da dove vengo io, a Finsbury Park, non si piange,  perché è un segno di debolezza e sconfitta. Cosi’ tutti quegli incubi mi seguirono ogni notte nel sonno.”

Bisogna sempre restituire quando si è in una situazione da cui si sta solo prendendo.

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Fotografo

Dal 2009 si divide tra fotografia di matrimonio e documentaria. Come documentarista ha pubblicato su National Geographic Italia, L'Espresso e riviste minori. Come matrimonialista ha avuto l’opportunità di lavorare in Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera e Bermuda. http://www.francescorossifotografo.it/