#LiberArtiCLAN | Banalissimo Tuttomondo

#LiberArtiCLAN | Parliamo di Censura

La censura, nell’arte e nella cultura, ci dice molto sulle società che l’hanno imposta, perché ci parla delle loro fobie.
E la paura, lo vediamo oggi più che mai, è l’inchiostro con cui si scrive la storia.

Ogni settimana vi raccontiamo una storia di censura, perché non dobbiamo dimenticare che le nostre libertà – in primis quella di espressione – sono tutt’altro che scontate.

Nel giugno del 1989, Keith Haring realizza, in soli quattro giorni, l’impresa che definirà poi la più importante della sua vita. Il progetto nacque in seguito ad un incontro. Piergiorgio Castellani, un giovane studente di Pisa conobbe Keith Haring a New York. Il giovane invitò l’artista a trascorrere un periodo di tempo in Toscana e così Haring diede via al suo lavoro. Stiamo parlando di Tuttomondo, il grande affresco che il genio del Graffitismo, noto anche come Street Art, realizzò sul muro posteriore della chiesa di Sant’Antonio, a Pisa, in pieno accordo con il parroco e con il Comune, dunque in perfetta legalità.

L’opera, l’ultima completata dall’artista prima della morte avvenuta nel febbraio del 1990, è espressione massima dell’arte di Haring: il suo stile è una vera e propria leggenda, immediatamente riconoscibile – anche grazie alla riproduzione massiccia delle sue opere sui più svariati prodotti di mercato – mediante i giochi dinamici di sagome stilizzate come tanti geroglifici che si stagliano su una superficie di 10 metri di altezza per 18 di larghezza formando al centro la tradizionale croce pisana. E’ un vero e proprio tesoro contemporaneo, perfettamente integrato nel paesaggio urbano e gelosamente custodito dalla cittadinanza tanto da essere stato sottoposto recentemente a restauro. Si, perché Tuttomondo veicola un messaggio di pace, felicità e armonia universale; inneggia alla cura della natura, all’uguaglianza tra tutte le culture, all’eterno ricorso della vita.

La posizione di Buscemi

Eppure a qualcuno non è piaciuto! Nel 2018, l’Assessore alla cultura Andrea Buscemi – nominato in quota leghista dalla giunta Conti – pubblica con un editore locale il libro Rivoglio Pisa. Tra le tante cose, nel testo dedicato al tema dei beni culturali e alla valorizzazione del territorio pisano, Buscemi si scaglia contro l’opera d’arte in questione con un giudizio buttato lì: “A Pisa si dà risalto in tutti i modi (si stampano cartoline e manifesti, magliette e souvenir di ogni tipo, persino tazzine, piatti e bicchieri) per pubblicizzare quel modestissimo e banalissimo murale di ispirazione metropolitana che è Tuttomondo del newyorkese Keith Haring, che qualche mente perversa (e profondamente, grottescamente radical chic) autorizzò una trentina d’anni fa ad essere realizzato sul muro del convento di Sant’Antonio…”.

Haring, definito da Francesco Bonami il Giotto della contemporaneità, a Buscemi non piace e, onestamente, anche se verrebbe spontaneo buttare là un chi se ne frega, la cosa non va giù. La comunità pisana e anche più si scaglia in difesa dell’opera. La questione infatti è più complessa perché se è vero che, nonostante ruoli e responsabilità istituzionali, è lecito esprimere un giudizio in linea con il proprio gusto soggettivo, non si può liquidare in poche battute, perlopiù superficiali, una delle opere dei massimi esponenti della pittura underground.

L’Assessore punta il dito verso i radical chic che hanno permesso la realizzazione di un’operetta, una cosa mediocre di trent’anni or sono. Quindi l’oggetto della sua disamina sembra spostarsi sull’incapacità di amministratori locali a incentivare l’attenzione sulle innumerevoli (altre!) bellezze artistiche del territorio.

A tal proposito Buscemi si difende sulla sua pagina Facebook dagli attacchi della stampa: “Il delirio nasce da una considerazione che ho scritto nel libro RIVOGLIO PISA, dove in sostanza mi chiedo perché, oltre al merchandising che viene fatto per quel murale, Pisa non ne fa anche per grandi sue opere straordinarie come il Trionfo della Morte del Camposanto Vecchio o un Crocefisso di Giunta Pisano conservato in San Matteo (che io reputo superiori e, soprattutto, reali esempi di Arte pisana: e qui, se volete, aprite il dibattito)”.

Non sarà allora che l’Assessore, incapace di una analisi competente e compiuta, si inarchi insofferente di fronte al gusto delle masse che amano il linguaggio di Haring, per lui ridotto a mera decorazione? Chi si occupa di cultura può realmente non considerare il prodotto di un’artista che ha segnato un pezzo di storia della cultura visiva contemporanea?

Scuse si, ma con riserva.

Ancora sui social arriva la pacificazione tanto attesa: “La levata di scudi in difesa del murale di Haring a Pisa”, scrive Buscemi su Facebook, “mi fa piacere (al netto degli insulti contro di me: ma si sa, i cafoni e gli ottusi sono poco gestibili). Ne è nato un piccolo dibattito sull’arte, inaspettato e ricco di spunti. Ci fa capire che, all’occorrenza, in una città che sembra distratta e appagata, l’arte mantiene il proprio ruolo. Meglio così, viva il murale di Haring!  Adesso invito i suoi sostenitori (a cui mi associo anch’io senza riserve) a visitare anche lo splendido affresco sul Trionfo della Morte di Buffalmacco tornato recentemente in Camposanto Vecchio dopo un restauro durato decenni. Un esperienza emozionante e impagabile. EVVIVA TUTTA L’ ARTE!!!”.

Alla fine di questa storia, l’Assessore ci ha guadagnato la tanto attesa notorietà con una esilarante pagina satirica a lui interamente dedicata su Facebook: Buscemi v’impara l’arte. Dategli un’occhiata e ditemi poi se per lo specifico ruolo che egli era chiamato a ricoprire a Pisa, quel che pensa (e dice) in materia di cultura lo squalifica senza appello. Un’ultima cosa: se per arte pisana intende esclusivamente l’insieme delle opere di artisti pisani, allora Buscemi sappia che Buffalmacco era fiorentino!

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